Yo Ho… Yo Ho…
Settimana intensa, quella passata. Intensa, dolce, sorprendente, stancante e tutto ciò che si può dire… Esaltante, sul finale. Ed è un po’ malinconico, come sempre, tornare a casa. Specie per chi vorrebbe stare sempre in viaggio. Dovevamo rilassarci, tra i monti dell’Abruzzo, ma non è andata così. Ma non importa, l’essenziale è che la nonna di Fede ora stia meglio, e che il pericolo sia scampato. Ed è stato bello, a suo modo, farsi forza e coraggio, in silenzio… Mani strette e sguardi complici. Così si ha da essere, così forti, così vicini, così risoluti. Una cosa sola, intellettualmente ancor prima che fisicamente. Come se fosse sempre necessario, averne la conferma, e poi trovarla e accorgersene a posteriori. Se ho cercato conferme, ne ho cercate eccome, ed eccole, chiare e nitide. Palesi, lapalissiane, incontrovertibili. Avevo dimenticato il piacere antico di fare il fuoco, come quando preparavamo i nostri piccoli falò nei boschi, d’estate, e fissavamo le braci rigare di rosso la corteccia nera dei ciocchi, mentre saliva il sonno. Avevo dimenticato l’odore della brace e della cenere, e come si deve regolare il soffio per appiccare la fiamma, ed il rumore che fa, quando si soffia sulla prima fiammella, per farla divampare. Piaceri antichi, dell’adolescenza. Un bel ricordo dei tempi dello scoutismo… A qualcosa sono serviti, a quanto pare. Io vorrei… Una casa nel bosco con un piccolo ruscello. Ed alberi spogli che lasciano cadere una pioggia infinita di foglie gialle e luccicanti. E l’odore del fuoco, misto a quello dell’erba bagnata, del muschio umido, della resina. E quello dell’aria densa di gelo, prima di nevicare. Io vorrei… Riuscire ad imitare il richiamo di tutti gli animali. Come quella mattina in cui, per la strada deserta, mi sono messa a rifare il verso ai cornacchie, con una piccola frasca di abete tra i capelli (che hanno profumato di bosco per tutto il giorno) e Fede che mi osservava, dolce e un po’ stranito. Perché spettacolarizzare ogni cosa mi fa vedere oltre… Mi fa vedere la bellezza, profonda e struggente, anche nella campagna trascurata e contorta. E poi non lo so, non lo so… Vorrei… Un po’ di sana *sorellanza stregonesca*. Alla vecchia maniera. Mi manca. Sì, mi manca. A tratti ne sento il bisogno. A tratti so che non sarebbe più con lo stesso spirito. Che sarei sempre disillusa, disillusa e ancora disillusa. Chiusa nel mio *non voglio affezionarmi alle persone* preventivo pur sapendo che tanto poi accade. Ci pensavo in questi giorni. Ci penso sempre. E mi sembra di non dare mai abbastanza, di non comunicare abbastanza, di non confidarmi mai abbastanza, come se dovessi compensare quello che ero un tempo, quando la furia di parlare annullava il resto, e lo soffocava… Vorrei poter capire le persone, e mostrarmi così come sono, senza filtri. Pensieri, pensieri e ancora pensieri… Ricordi di sabato, perchè le cose belle durano sempre troppo poco e avrei voglia di bissare al più presto. Non sono così brava a fare resoconti, vorrei che fossero spontanei e genuini, come è stato l’incontro in sé, ma non credo che servano parole. Non credo che servano parole, quando semplicemente si sente. E forse il mio eterno desiderio di *fare una bella figura* mi ha bloccata un po’, e me ne rammarico, a posteriori. Ero emozionata, come una scolaretta. Ma che stupida, che stupida che sono a volte…
Grazie di cuore, piratesse… E… BOP! ^_^
Domenica a zonzo, domenica perfetta. E quanto mi ha ispirato il *Caffé Greco*, in via dei Condotti. Così retrò, così sospeso, così pregno di storia e di vite che sono passate di lì. L’immaginazione corre e crea volti, situazioni, sulle facce dei presenti e mi sono messa a scribacchiare su di un tavolino, con Fede, paziente ed amorevole, accanto. C’è tanta gentilezza, e neppure ce se accorge. Come quella che ha dimostrato il cugino di Fede e la fidanzata, accogliendoci a casa loro, per due giorni, come quella comunicata in modo diretto, scanzonato e comico, dalle due bucaniere… Vorrei scrivere mille parole, ma il tempo è quello che é, posso solo lasciare qualche appunto. E ricordarmi il resto.
Le foto aiutano… ^_^
Down By The Salley Gardens… Come amo questa poesia, come amo William Butler Yeats… Perchè il rimpianto a volte è così dolce, a posteriori, e i salici sono alberi così fragili, per nulla statici, ed il vento tra le loro fronde (d’un verde acido in inverno) è una nenia compassionevole…
Down by the salley gardens my love and I did meet;
She passed the salley gardens with little snow-white feet.
She bid me take love easy, as the leaves grow on the tree;
But I, being young and foolish, with her would not agree.
In a field by the river my love and I did stand,
And on my leaning shoulder she laid her snow-white hand.
She bid me take life easy, as the grass grows on the weirs;
But I was young and foolish, and now am full of tears.
- W.B. Yeats -