Archive for Giugno, 2007

Relax!

Al via da ieri due settimane di *casa libera*. Miei orari, miei esperimenti culinari, miei tempi, mia gestione, ed un lupetto affamato a farmi da compagnia. Ci voleva proprio. Ho già in mente un bel po’ di cosette da fare ai fornelli e già oggi ho iniziato con del riso in salsa indonesiana, e, per stasera, una minestra di farro con i funghi. Seguiranno altri esperimenti che non consiglio a chi vuole stare a dieta perché… Basti pensare che oggi al supermercato mi sono piazzata di fronte agli scaffali di cibo etnico per nulla intenzionata a smuovermi finché non ho convinto Fede a prendere anche della roba messicana, oltre che al preparato per il pollo in agrodolce e per il riso. Voglio fare gli involtini primavera, e andare a frugare in qualche mini-market pakistano alla ricerca di cose strane, speziate e colorate. Sì. Voglio ingrassare, come un maiale, o una papera (squeck). E magari riuscire a rifare le kolokitokeftedes secondo il libriccino di cucina greca che comprammo in Grecia. Inoltre, c’è da organizzare per agosto, e voglio tornare ad Atene e in Peloponneso, ad ingozzarmi di cibo, e vedere tanta Natura con poco turismo e molto arrangio. Relaaaax. E che duri.

Potesse Piovere Per Sempre

Parafrasando e ribaltando la frase che tanto appassiona le adolescenti, tratta da un film che reputo mediocre e pacchiano. Almeno il cielo sa sfogare la sua frustrazione in modo sublime e roboante, fisico e benefico per ciò su cui va a piangere, impietoso, esagerato, estremo, incessante, e lo fa anche per me, lavando via l’insofferenza e la strenua inerzia che mi agita e mi ammollisce, rendendomi insoddisfatta ed irritabile per ogni piccolo, insignificante, tassello che non combacia con gli altri. Forse dovrei uscire, sotto questa doccia densa di suoni, luci, uscire e bagnarmi, da capo a piedi, beccarmi tanta di quella acqua in testa da sembrare quasi un secondo battesimo.
Nuovo nome, nuove regole, nuovo spirito… Nuova me.

Follie!!! XD XD XD

Cosa non si inventa per tenersi svegli in treno… Ecco cosa. Un’impresa ovviamente megalomane U_U
Un mezzo busto per ogni personaggio, che poi verrà colorato ed inserito in un mega file unico… Un enorme foglio con tante faccette… I personaggi, tra minori, antagonisti e animali, sono circa 38… XD XD XD L’ennesima folle idea della sottoscritta. Ispirata ovviamente al sempreverde/serpeverde GdR, *il* GdR, del Teatro Dell’Opera. U_U
Ci sarebbero tante, troppe cose da dire su di esso… Quindi è meglio andare a leggere [QUI: Il Blog de Il Teatro dell’Opera].
Per altri disegni ispirati al Teatro vedi anche [QUI: Disegni sul Teatro] e [QUI: Il nostro account su Deviantart].

Altra novità: lo sfondo del blog. Ho trovato questo pattern carino che fa molto tappezzeria di casa vittoriana fatiscente (sì, magari accanto ad Highgate… Signooor Roooosieeeer <3). Mi piace molto, molto, moltissimo… Va bene, si è capito che oggi sono esaltata, e pure parecchio. Un sintomo era stato anche Monochrome risentita più e più volte mentre aspettavo Fede alla stazione sotto la pioggia ma senza ombrello. Ah, i piccoli momenti megalomani della giornata che mi fanno sentire diversa e speciale, a suo modo. Io, sotto il platani dietro la stazione, che mi infradicio lentamente. C’è a chi piace, a me parecchio. E mi fa dire *ecco una buona giornata*. Meglio così, meglio così quando accade.

My Old Bicycle You Loved

L’ho mai scritto su questo blog quanto mi piaccia andare in bicicletta? No, non credo. Ho la patente di guida dal 18 aprile 2001 ma non credo di averla sfruttata un centesimo di quello che invece ho passato in bicicletta, sulla mia bicicletta nera da uomo con la canna di traverso, mia da almeno dieci anni. Hanno provato a mettermi sotto una volta, un tizio con la sua bella Audi fiammante, ma me la sono cavata con un po’ di lividi e contusioni e per nulla determinata ad abbandonarla in cantina. Tutt’altro. Deve essere qualcosa di ereditario, sì: mio nonno mi portava sempre in bici, e ha continuato a farlo, su e giù per la città, da scuola fino a casa, finché non sono stata troppo grande. Sensi unici presi al contrario e qualche altra mezza infrazione, prima seduta in un seggiolino davanti, e poi su una sorta di panchetto che aveva messo su lui di traverso tra sellino e manubrio. Dovevamo essere davvero buffi da vedere, io con il mio grembiulino bianco e lui, che lo fermavano ogni dieci metri a salutarlo i vecchi colleghi della polizia. Maresciallo, come sta? Il Maresciallo, con la nipotina smunta e sorridente. L’altro mio nonno, quello a cui tutti dicono io assomigli parecchio, non l’ho mai conosciuto però si narra che abbia avuto una fantomatica bicicletta da corsa, bellissima si dice, che poi sia andata perduta chissà dove. Però c’era, una bicicletta. Quella e un carattere fumantino il giusto. Storie d’altri tempi, chissà, che fanno venire in mente quei documentari sull’Italia del dopoguerra che si spostava solo su due ruote o poco più e che seguiva il Giro come se fosse l’unico sport al mondo, altro che il calcio, perchè tutti, giovani, adulti o anziani, non importava in che modo, ogni tanto inforcavano i pedali e correvano via veloci. Veloci come il vento… Mi sono sempre divertita un mondo, in bicicletta. C’è uno strano senso di libertà, antico, dietro quelle ruote e i pedali. Senza cambi shimano, solo piedi, polmoni e voglia di inforcare le vie strette contro mano in barba al traffico. C’è uno strano senso di libertà e di pulizia, di qualcosa di immutato ed intoccato dal tempo. Una salita sulla pavimentazione sconnessa del centro storico sembra una cima insormontabile ma poi… Poi prendi un’altra viuzza verso il basso, svicolando veloce, con il vento nei capelli ed un sorriso soddisfatto. Trin Trin, a due anziane che camminano in mezzo al vicolo del centro storico, pazienti e l’aria sembra quasi farsi di seppia o ocra stinta, come quelle vecchie foto. In barba alle file di fronte ai semafori, ai sensi di marcia, alle rotonde, ai suv e alle macchine. Non ci sono regole da rispettare, solo da stare attenti e volare via veloci, dalla strada al marciapiede, e dal marciapiede attraverso le piazze o i parchi. Vado a salutare i miei aceri, le mie betulle e quelle vecchie querce in fondo al parco Pertini e da lì si può arrivare ovunque, ovunque mi portino i piedi ed il fiato. Nessuna automobile, treno, nave od aereo mi daranno le stesse sensazioni. Solo io, e la mia bicicletta. E il cellulare che squilla per sentire se sono ancora intera perchè tutti qui temono la mia spericolatezza. Ereditata anche quella. Quella e la passione per le arrampicate. Speriamo di aver ereditato pure gli enzimi simil-elfici e una fortuna praticamente sfacciata di fronte a tali prove da scapestrati rompicollo testine di cavolo. ^^

Forma Mentis

Vedere il cielo dalla finestra e riconoscersi in pieno in esso, nelle sue luci e nelle sue ombre, nelle nuvole contorte e nel mormorare in lontananza dei tuoni, nell’elettricità dell’aria, sospesa e pronta per esplodere.
Volubile, instabile, irrequieta, elettrica, emotiva… Forma Mentis.

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