Amour Fou e Ispirazione
Felicemente ritrovato un volumetto datato 1972 che era finito, in modo inspiegabile, dietro altri libri. Sulla prima pagina avevo appuntato dei versi di Alexander Puskin, che, 7 anni fa, in un’assolata e triste giornata di fine settembre, mi spezzarono il cuore. Ora… Non mi fanno più effetto, non me lo fanno da molto tempo, infatti ci ho messo un buon mezzo minuto per capire come mai stavano lì. Per i sogni e per gli anni non c’è ritorno, ascoltami dunque senza collera… Non c’è collera, no, non c’è da molto tempo. Ma all’epoca… Che strazio! Che grandissima perdita di tempo! Fortuna che mi salvò Ovidio! Erano almeno 5 o 6 anni che non lo riprendevo in mano e… Vecchio, folle, esagerato, magnifico, cupo, tracotante, eccessivo, bipolare, morboso… Charles! Charles, come ho fatto a dimenticarti? Come ho fatto ad insozzarti con Puskin? Baudelaire maledetto! Dannazione se ora ti comprendo oltre ogni ragionevole misura! Prima… Prima non era nulla in confronto al brodo di giuggiole in cui mi sono crogiolata oggi, sospirante, assorta, persa, come un’innamorata alla prima cotta. Lo leggevo e lo rileggevo, mai sazia. Avida ed affamata di leggere, di sprofondare nelle parole e nelle descrizioni. Da una all’altra poesia, con entusiasmo crescente. Una fascinazione totale ed incondizionata. Un amour fou, repentino. Come se non l’avessi mai letto prima, come se non avessi mai accarezzato l’anima di quelle parole, non ancora, non del tutto… E’ possibile, mi chiedo, vivere i versi, e le parole, in modo così totalizzante ed esaltante? E’ normale? E’ sano? Le Beau Valet de Coeur et La Dame de Pique Causent Sinistrement de Leurs Amours Defunts… Distorto e dissonante, pieno di passione per il mare, per le foreste. Amore esagerato, torcente, ridondante, instancabile, irrequieto… Dannazione, Charles, tu mi parli di foreste come fossero cattedrali! Io ancora non l’avevo mica letta la 79ma, quando me le sono sognate e le ho descritte così, in un mio accenno impacciato ed acerbo di poesia… Grands bois, vous m’effrayez comme des cathédrales; Vous hurlez comme l’orgue; et dans nos coeurs maudits, Chambres d’éternel deuil où vibrent de vieux râles, Répondent les échos de vos De profundis… E’ come… Se parlasse a me. No, senza presunzione. Lui parla davvero al mio cuore, mi legge dentro, sa cosa sogno e cosa desidero, cosa mi provoca i brividi di esaltata ispirazione, quando basta una nuvola scossa dalla luce del sole per irradiarmi e per farmi tremare le mani, impaziente di scrivere e di esprimere ciò che mi suscita anche il più minimo particolare di pura bellezza nel mondo. Quei particolari che mi sfrecciano davanti mentre sono in treno o in autobus, e mi fanno sorgere un sorriso soddisfatto ed appagato. Sono attimi… Irripetibili, di quelli che mi spingono ad uscire e a cercare questa bellezza, fuori. Mentre il resto del mondo fugge via, ma rimane quel particolare, fotografico, nella mia mente. Vera, vibrante esaltazione della mia sola mente. Fermo ed eterno, solo nella mia mente. Parole e immagini. Nella mia mente e in quella di chi può comprenderlo.
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