Questo Aprile piovoso ha reso tutto più verde. A volte, viaggiando in treno attraverso la Toscana, costeggiando l’Arno in piena, e la campagna rigogliosa e fosforescente, pregna di clorofilla, non sembra neppure di essere qui, ma altrove, su talune isole dal clima capriccioso e snob, dalla lacrima facile e l’umore ballerino come il mio…Tutto sembra più bello, anche il paesaggio visto e rivisto dentro treni stipati e in ritardo, basta solo un po’ di fantasia, e, perchè no, la musica giusta, per farmi stare inchiodata al finestrino come una bambina, per miglia e miglia. Basta… Certa musica arrochita e dissonante di un violoncello, che decora perfettamente le linee d’aratura dei campi, gli sprazzi di luce e di azzurro tra le nubi, la nebbiolina che scende dai crinali.
Dopo un po’ anni da pendolare, ancora non mi è passata la voglia di viaggiare in questo modo lento e bizzarro, accompagnata da archi lenti e sinuosi, come il movimento di una mano che segue la scia d’onda dell’aria da un finestrino, quando sembra quasi di poterlo tenere in mano, ed afferrarlo, tangibile, il vento.


Venerdì 18 Aprile 2008, nei pressi e all’interno di Santa Marta, Facoltà di Ingegneria, Firenze.
Un po’ di olmi, una quercia, dei funghetti ed una pianta di glicine.