Caelum Non Animum Mutant
Eccessivo, visionario, violento, ricco e rigurgitante passione, ambizione, arroganza, follia … come il sogno impossibile e megalomane del protagonista.
Bravo Farrell, alla fine riesce pure a farsi perdonare quei capelli insulsamente biondi, il fatto che è sempre troppo figo-tamarro per essere uno istruito dal vecchio Aristotele e che le sue ciglia spesse arrivino a corrucciarsi sempre prima di lui … glielo perdoniamo? Massì … è bravo, bravo … affettuoso, folle, coraggioso, eroico, egocentrico, pazzo, pazzo, pazzo, anche d’amore.
Così giovane, così determinato, ma anche così fragile, così bisognoso dell’approvazione, così dipendente dal giudizio altrui.
Non so cosa volesse trasmettere Oliver Stone con il film, io l’ho sentito profondamente mio, in questi giorni a tratti euforici, a tratti malinconici, tutti tesi alla ricerca di qualcosa, per sentirmi più completa.
Come se lui passasse di luogo in luogo, agognando sempre più scoperte e vittorie, senza mai fermarsi ad aspettare, ad ascoltare, ad osservare, lui che vuole sempre cambiare, sempre eccellere, sempre migliorare.
E’ tutto il giorno che penso all’Epistola 11 di Orazio: i miei Maestri Classici arrivano sempre nel momento del bisogno, a ricordarmi di godere dell’ozio e a non cercare altrove una serenità che deve essere innanzitutto nel mio animo, mentre, attiva mi agita l’inerzia.
Il cielo, non l’animo mutano, quelli che corrono al di là del mare.
Tu quamcumque deus tibi fortunaverit horma
grata sume manu neu dulcia differ in annum
ut quocumque loco fueris vixisse libenter
te dicas: nam si ratio et prodentia curas
non locus effusi late maris arbiter aufert,
Caelum non animum mutant qui trans mare currunt.
Strenua nos excertet inertia: navibus atque
Quadrigis petimus bene vivere. Qod petis hic est,
est Ulubris, animus si te non deficit aequus.
Orazio, Epistole I 11, vv.22-30
Chissà perchè certe cose riesco a scriverle, ma non a metterle in pratica.
Se tu riuscissi per una sola volta a fermarti, nella corsa incessante che ti spinge, da luogo a luogo, senza ricordarti più da dove sei partito, ma senza sapere neanche la tua meta.
Se tu riuscissi per un solo attimo a sostare e ad ascoltare il mare, aspettando con il respiro sospeso che il sole si immerga negli abissi, mentre la terra si addormenta e il cielo si sveglia.
Se tu potessi fermarti solo un attimo, in cima alle nostre scogliere, mentre il vento dal mare ti spinge sù e il tuo sguardo vola in basso, timoroso e desideroso dell’oblio nero sotto i tuoi piedi, allora capiresti.
Perchè se tu ti fermassi ad ascoltare, le sentiresti, le note suonate dal mare.
Cullano e destano, come iperboli nell’aria, incalzano senza tregua, ora morbide, ora aspre; suonano basse e avvolgenti, alte e vibranti, in contro tempo, senza regole, senza metrica, in un armonioso caos.
Le note si accavallano veloci, rotolano le une sulle altre come le onde del mare, partono caute come sospiri e poi si infrangono con passione, rovinose e impavide, contro le rocce della scogliera, le onde si spezzano, si dissolgono nella schiuma rotta e muoiono contro le lame scure della terra.
Ma anche la pietra si logora, si livella, si modella, lentamente ma inesorabilmente.
E’ l’inizio della mia Fanfiction, e lo sento così mio.
C’è la mia insofferenza, la mia incapacità di pazientare, la mia tendenza ad essere onda sulla pietra, ad essere io quella che subisce palesemente il mutamento, invece di essere pietra livellata, o acqua cheta che rompe i ponti.
A volte la fantasia supera la realtà, a volte la realtà e la fantasia si fondono e si compenetrano; a volte sono così tanto Gaia Luthien che non vorrei essere qui, e temo di essere schizofrenica; a volte in quello che scrivo trovo le risposte, seppur temporanee, altre volte scopro nuovi dilemmi e mi faccio nuove domande.
Scrivendo a volte mi conosco meglio, altre incasino ancora di più le cose.
Conosci Te Stesso … non è presunzione cercare di comprendesi, parlare di noi stessi, non credo.
Non so quanto mi serva, quanto mi complichi l’esistenza, quanto di questo tempo andrà sprecato, quanto avrei potuto impiegarlo in esami e finire prima gli studi.
Chissà … chissà chi sbaglia, se sono io a sbagliare in questo perdurare, in questo livellare storie e mondi, o chi ha chiuso i ponti con la fantasia, e vive in un mondo inquadrato e opaco.
Io, io sono sempre sul filo di lama, tra l’essere Ingegnere e l’essere Artista, senza essere in realtà entrambi, senza definirmi, senza fermarmi, incapace di trovare qualcosa in cui possa essere in grado di eccellere ma cercando ogni volta di imparare quante più cose possibili.
Come Ulisse … polùtropos … magari … allora il mio viaggio non finirà mai.
kalahari on 01 Lug 2006 at 5:13 pm #
Reputo “Alexander” un film eccezionale, un lavoro che merita quasi il nome di ‘tragedia’ greca: la maniera dirompente e scalpitante in cui hanno recitato gli attori, l’intreccio doloroso di oscurità e luce, la tensione, tanto adorata dai greci, verso quell’attimo della vita che la rende compiuta, perfetta. Siamo stati così abituati all’analisi del processo interiore che non ci risulta più spontaneo, se non grazie a una frequentazione intensa degli antichi, ammirare gli attimi sommi.
Siamo fanciulle, più che paragonarti all’astuto Ulisse, preferirei la sublime Teti, maestra in ogni trasformazione, madre di Achille.
A presto,
Kalahari
Wizarts on 19 Lug 2006 at 8:07 am #
Grazie mille del commento (solo ora mi sono accorta di averti risposto sul tuo blog ma non qui -> che figura ci faccio???).
Che dire?
Non faccio copia + incolla da quello che ho scritto a suo tempo sul tuo blog ma confermo gli stessi sentimenti.
Fa bello rileggere i tuoi post.
Grazie ancora e a presto!
Wiz.