La cosa bella dell’esser musicofila oltranzista è che si arriva a conoscere artisti talmente bravi e significativi, di generi completamente diversi e praticamente agli antipodi, senza tuttavia escluderli a vicenda.
Tutt’altro! Anzi, sussurrano ed urlano le stesse parole ad anni di distanza, con due delle voci che amo di più in assoluto.
O meglio… Chi l’avrebbe mai detto che i miei amati Nevermore avessero fatto ai tempi di In Memory una cover di Silent Hedges dei Bauhaus? Dalla dark-wave al trash-death metal. E ritorno.
Warrel come Peter. E Peter come Warrel. *C* E l’arpeggio iniziale è tanto Nevermore ante-litteram…
Following the silent hedges
Needing some other kind of madness
Looking into purple eyes
Sadness at the corners
Works of art with a minimum of steel
Pure sensation
The beautiful down grade
Going to hell again
Going to hell again
Self confidence leaks
From a thousand wounds
Faults of civilization
Burning the private paradise of dreams
Minus hands of the electric clock
Clock. Clock. Clock.
What happens when the intoxication of success has evaporated?
Pure sensation
The beautiful down grade
Going to hell again
Going to hell again
Giovedì sera 1° Ottobre ho visto Peter Murphy in concerto al Viper di Firenze, in compagnia di tre fanciulle di rara piacevolezza: Vy, Francesca e Cristiana.
Peter Murphy *O*
Ufficialmente non me ne rendo ancora bene conto. Chiedere come è stato è assolutamente superfluo. Vy ha raccontato tutto sul suo blog in tempo record e al solito mi ha anticipata. Maledetta!
Io ho avuto picchi di delirio fangirlistico con urla bacchiche improvvise ed incontrollate. Ho cantato a squarciagola, saltato, ballato – se così si può dire – ed ho tentato di lanciare un mazzo di rose nere sul palco. Peter è stato… Peter Murphy dei Bauhaus. Come se quasi trent’anni dai tempi della dark wave non fossero mai passati. Come se, quando ha cantato She’s In Parties, fossimo a Londra nel 1980 e lui avesse una ventina d’anni appena. Bedřich… Come se la mano glam del Dio Bowie fosse scesa sul palco al momento della cover di Ziggy Stardust e di Space Oddity a benedirci tutti quanti. Come se Trent Reznor avesse scritto Hurt solamente perché Peter la cantasse e ci facesse emozionare. E Strange Kind Of Love, la prima sua canzone che io ho sentito, ed amato, è stata assolutamente perfetta. Certo, mi sono mancate Bela Lugosi’s Dead, Passion Of Lovers e alcune del suo repertorio da solista che mi piacciono molto, ma non importa… Credo che ad un certo punto poteva benissimo mettersi a cantare La Vecchia Fattoria e sarei rimasta comunque in estasi contemplativa di tanta bravura. E che voce. CHE VOCE! Insomma, ne è valsa la pena. Ne è valsa la pena fare passare tanto tempo dall’ultimo concerto e poi divertirsi ad organizzare questa serata folle e delirante con tre persone veramente speciali. Ne è valsa la pena. Non pensavo di essere ancora in grado di provare ed esprimere un tale entusiasmo ad un concerto, come una ragazzina. Come quando, 9 anni fa, Claudia, Cristiana ed io, vedemmo l’ultimo, vero, struggente, concerto italiano degli Smashing Pumpkins. Si avverte la consapevolezza di far parte di qualcosa di unico, e che potrebbe essere davvero irripetibile. E così è stato.
Devo recuperare il tempo perso, devo andare a più concerti. Voglio a tutti i costi vedere almeno una volta i Tool, IAMX, Rammstein e NIN. Voglio un concerto di Yann Tiersen e Goran Bregovich. Credo di aver trovato un’ottima compagnia per tentare queste imprese musicali. Questa volta non posso proprio tirarmi indietro!
Un grazie particolare a Cristiana ed Alessandro, per averci ospitate in casa anche in mezzo al trasloco ed imbiancatura, per la compagnia, la disponibilità e quanto è stato. Grazie a Cristiana, che quella sera estiva in pizzeria a Ponticino, parlando di musica, mi propose di venire al concerto.
Grazie a Francesca, e al bellissimo pomeriggio di shopping alternativo in giro per Firenze, in cui turisti e abitanti ci hanno guardate malissimo ovunque passassimo, tra Dark Eden, Mercato di San Lorenzo e Transfers, in mezzo ai quali ho raccattato il mitico mazzo di rose nere, un orecchino nuovo e una gonna multifunzione.
Grazie infine a Vy, mai luv, che mi ha fatto conoscere Peter e i Bauhaus. A Vy, è scesa da Milano appositamente per il concerto, pur avendo date più vicine a lei. E ciò è stato davvero dolce.
Grazie alla musica, alla condivisione, all’amicizia. Grazie a tutto ciò che lega le persone e che permette che giornate così accadano e rimangano nella memoria, indelebili.
Io voglio ricordarlo così, laddove il glam e il goth si incontrano. <3
Ed ora un po’ di foto, ovviamente. C’è da dire una cosa, anzi due.
La prima è che è umanamente impossibile fare foto a chi è sul palco a meno di non essere oltre le transenne. E se fossi stata oltre le transenne me ne sarei fottuta della possibilità di fare foto e sarei salita direttamente sul palco per compiere imprese innominabili.
La seconda è che il mio Ego è stato privato di immagini che immortalino il livello di gravissimo – come ha detto Vy - Lisbeth Mode On della mia mise per il concerto. E vabbè, sarà per un’altra volta. ^_^
1-3 : Cena con il take away del Toscocina. Ale, Fra e Vy in cucina. Io ero seduta sull’acquaio. XD 4-11: Foto random-psichedeliche fatte sull’autobus mentre andavamo al Viper, e senza flash, perché dava noia al conducente. é_é 12: L’unica foto decente (???) che son riuscita a fare al concerto, durante Strange Kind Of Love. Ero commossa, cantavo e mi tremavano le mani dall’emozione. C’è da dire però che ho fatto un po’ di video e poi la streghetta del Windows Video Maker sicuramente saprà ricavarne qualcosa di utile… 13-17: Vy ed io mentre aspettiamo il suo treno, rigorosamente con 35 minuti di ritardo, a Rifredi. 18: La sottoscritta che tenta una foto ricordo dietro ad uno dei poster del concerto in Piazza Savonarola. 19: Casa similmente occupata a Campo di Marte. 20: La sottoscritta che immortala la maglietta “Winter Is Coming” fatta a stencil mentre aspetta che Ale esca di doccia e si prepari pranzo ad un’ora indegna tipo le 2 e mezzo…
Come insegnano gli Stark. Ma prima dell’inverno, il tanto amato, agognato, ipnotico, maestoso, decadente, malinconico, autunno. La mia stagione. Sono nata quando gli alberi sono talmente carichi di foglie gialle da sembrare di non riuscire a reggerle per un altro attimo e poi è un turbinare di lacrime multicolori dal cielo, quando nel giro di un giorno i prati diventano immense e cangianti distese dorate, ed il sole fa capolino dopo una giornata grigia di pioggia strappando un sorriso enorme ed estasiato, ed è bello proprio perché nessuno se lo aspetta, perché squarcia le nubi e crea coni di luce tra le fronde.
Il blog langue, il sito langue, le foto degli epici 17 giorni tra Atene, Paros e Naxos sono pronte e manca solo la cornice e la firma ma rimangono ferme, addormentate in una cartella dell’archivio. Agosto è passato senza che il blog se ne accorgesse. Le vacanze sono passate in un soffio e sono lontane, lontanissime. Appena tornata sono stata risucchiata dalla routine, ma è anche un buon prezzo da pagare, alla fin fine.
Lavoro e studio, studio e lavoro. Il mio silenzio online, a parte rare isole in cui amo ancora rifugiarmi – e spesso sempre di più – è un toccasana che libera la mente e focalizza l’attenzione, e l’ispirazione, verso ciò che vale veramente la pena di coltivare. Vorrei far piazza pulita di un po’ di mia vecchia polvere rimasta nei meandri del web, ma ci penserò tra un po’.
Mi godo con continuo entusiasmo la Villa di Pippi Calzelunghe e le sue stanze già cariche di ricordi, rifugio del cane randagio e calderone immaginifico senza limiti.
E Twitter, un’alternativa poco stressante al blogging.
Morto un Paiolo se ne fa un altro ed ora si chiama Tyrion. Tyrion VAIO(lo) Salander. Piccolo e letale.
La mia playlist musicale rimane ossessivamente centrata su Peter Murphy, Bauhaus, IAMX, Deine Lakaien, Clint Mansell, David Bowie, Rammstein, Lumsk e Faun. Forse ci scappa un concerto, forse.
Ho quasi finito i 9 volumi di ASoIaF di George R.R. Martin ed inizio a smaniare A Dance With Dragons oltre che il famigerato serial-tv della HBO che farà schizzare il fangirlismo a livelli fino ad ora inesplorati.
Ho recentemente letto Il Dardo e La Rosa di Jacqueline Carey, Sangue Versato di Asa Larsson, La Vergine Azzurra di Tracy Chevalier, Il Lupo di Joseph Smith, L’Isola del Tempo Perso di Silvana Gandolfi.
La promessa a me stessa di leggere nel 2009 è mantenuta, ed è un godimento senza fine. Arrivo a 50, me lo sento.
Presto, molto presto, completerò Arkady Renko. Arkasha.Il detective russo malinconico e depresso, ma con stile. Il mio ispettore moscovita, colui che c’era prima di Lupin, e che lo ha dignitosamente seppellito, dopo 5 anni. Chissà se davvero non stia cambiando volto anche lui, chissà che non sia questo grande guazzabuglio di canon e fandom, chissà che Peter, chissà… Si saprà quando inizio (o iniziamo?) Stella Polare.
La mia vita è piena di piccole, calde, luci, che illuminano il cammino e lo colorano di tinte differenti ed impreviste. Alcune vicine, altre più lontane, ma sempre con me. Alcune costanti, altre ad intermittenza, ma mai spente. Quelle sono state messe da parte, senza rimpianto. Luci che scaldano il cuore: ecco di cosa c’è veramente bisogno, ecco per cosa vale la pena lottare. A queste tutto il mio affetto ed il mio attaccamento, perché rendono tutto più bello e degno di essere vissuto. Let the fire take the fire
Piove. Forte. Temporaleggia. And the rain wash the pain
E troppa voglia di sentirla sulla pelle. Huuvola.
Venerdì… Ladispoli. E che sia vera festa. Io, personalmente, porto Bau e… Giuro solennemente di non avere buone intenzioni.