Ciak Si Gira X 3
In un momento di relax voglio recensire due film che ho visto di recente, e spendere una parola su di un terzo che ho intravisto in tv. Premetto che non sono la Piera Detassis di Ciak, né una laureata in LettereModerneAIndirizzoMusica&Cinema e quindi dirò un paio di cavolate, ma è quello che penso di questi film.
La settimana scorsa ho visto Orgoglio e Pregiudizio, nella sua ultima trasposizione cinematografica, con Keira Knightely come protagonista. Sapevo che la critica era stata entusiastica, sopratutto per le interpretazioni, un po’ meno per la regia, ma si sà, le storie in costume sono sempre un po’ lente; i silenzi, gli attimi spesi (bene) per descrivere visivamente gli ambienti e i luoghi a me personalmente piacciono, non per nulla adoro Barry Lyndon, che per me esprime il massimo del film in costume settecentesco. Non ho mai letto nulla della Austen, e me ne pento, ma avevo già visto Persuasione, Emma e Ragione e Sentimento, quindi sapevo bene cosa aspettarmi dal film. Devo dire che sono stata accontentata.
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Il film inizia lento, con una bella panoramica della famiglia Bennet, padre, madre e le cinque figlie; ho amato subito i colori verdi e caldi della campagna inglese, la loro casa caotica e vissuta, il chiacchiericcio delle figlie, un po’ meno sopportabile la fissa della Sig.Bennet (atteggiamento per altro giustificata dai tempi) di far sposare il più presto tutte le figlie, adorabile e sornione il Sig.Bennet, con un Donald Suterland veramente nella parte, a mio avviso, anche se non so come è il vero Sig.Bennet ma l’ho trvato subito simpatico e di buon cuore.
Subito saltano agli occhi Lizzie e Jane Bennet, ma sopratutto Lizzie, interpretata da Keira Knightely in modo fresco, intenso e convincente; devo dire che con lei sono partita pevenuta, a partire dalla MaledizioneDellaPrimaLuna, ma devo ammettere che ora mi piace come attrice, è cresciuta molto, sopratutto espressivamente e nel modo in cui comunica con il pubblico. E’ stata davvero una bella prova d’attrice, se l’è giocata bene e la candidatura agli AcademyAwards se l’è meritata davvero; poi vincerà Felicity Huffman ma è giusto così.
Poi arriva Fizwilliam Darcy ed inizia la parte migliore … *__* (e qui la recensione diventa di parte)
Di tutti i personaggi maschili della Austen (faccio riferimento ai film) è decisamente quello che preferisco, completamente diverso da Edward Ferrars e dal Colonnello Brandon (interpretati benissimo rispettivamente da Hugh Grant e Alan-Snape-Rickman) di Ragione e Sentimento (John Willoughby neanche lo tengo in considerazione) … insomma, come si fa a non amare il malinconico, scontroso, serio, presuntuoso, orgoglioso, ritroso e saccente Signor Darcy???
Arriva Darcy e tra lui e Lizzie inizia una vera e propria sfida, una sfida sopratutto “dei sessi”, perchè lui è ritroso nei confronti della vita pubblica e delle donne, almeno quanto lei è determinata nel dimostargli che anche una donna sa pensare e ragionare come un uomo, sopratutto una donna di umili origini. E’ questo il bello della storia, a mio parere.
E’ una sfida ad armi pari ed entrambi gli attori se la cavano bene, e se lui pare fin troppo poco espressivo e se sembra recitare con poco trasporto, è perchè così è il Signor Darcy, e lo confermerò leggendolo presto; Matthew Macfadyen mi è piaciuto, non solo “fisicamente” (finalmente un inglese al verso), ha un suo fascino e poi è bellissimo vedere come la sua (apparente) freddezza poi si dissolva lentamente, come lui si prodighi per la serenità di Elizabeth, e come si sciolga infine (*__*).
Troppo bello, troppo romantico, io adoro queste cose! Adoro gli amanti che prima si contrastano e poi devono superare l’orgoglio per capire che si amano … sarà perchè mi è successo … chissà …
In tutto questo sono rimasta incantata dai paesaggi, dalle scene negli interni, dai balli e dalle scene corali, in cui, nella vicenda si inseriscono numerosi personaggi di contorno che rappresentano bene la realtà del tempo.
Insomma, mi è piaciuto molto, e, per essere un film romantico, ci vuole proprio per commuovermi.
Voglio leggere il libro, giuro.
Ieri sera siamo tornati al cinema (la tessera con i film a 5,50euro a qualsiasi ora aiuta, altrimenti sono salassate), e questa volta, giustamente, ha scelto Fede (gli toccava dopo essersi sorbito il film romantico, che tra l’altro gli è piaciuto molto a parte i pezzi lenti) e, in quanto fido seguace di Minoli de La Storia Siamo Noi non ha potuto non scegliere Munich di Steven Spielberg.
Questa è l’ennesima conferma che a noi piace il cinema vario, che siamo spiriti eclettici e che non ci fossiliziamo in un solo genere cinematografico.
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L’ho apprezzato molto, perchè è girato in modo impeccabile e fa decisamente riflettere.
Non è la classica pellicola hollywoodiana e patinata in cui i protagonisti sono tutti buoni e gli antagonisti sono tutti cattivi, e, raccontando la storia un regista ebreo americano dal punto di vista degli ebrei del Mossad, è ancor più significativo.
La regia è asciutta, la fotografia intensa ma minimale, realistica, è tutto molto veloce e documentaristico allo stesso tempo, e passa in rassegna molte voci, dalle più estreme a quelle più moderate, di ogni schieramento, cercando di trovare un compromesso spesso fragile.
Passo sopra le interpretazioni (evitando di fare l’occhiolino a Eric Bana, estremamente discreto e dotato di un certo fascino e un corpo che non lascia indifferenti *_*) che sono state tutte plausibili e intense, come del resto i personaggi; è bello d’altro canto vedere come la storia sia raccontata attraverso i protagonisti e gli antagonisti, e come tutto cambi con il tempo, l’inizio, quando tutti partono esaltati e caricati dalla sete di vendetta per l’attentato a Monaco, fino a quando si sentono consapevoli di essere in una macchina da guerra che non risparmia neanche loro e che li mette in condizione di compiere crimini per un motivo che neanche loro capiscono più.
Se la Vendetta è il tema dominante della prima parte, la Coscienza domina la seconda; particolarmente significativo è quando il chimico (Mathieu Kassovitz) parla di come dovrebbe essere un ebreo, ovvero un Giusto, non un assassino.
Inevitabile riflettere sul tempo in cui viviamo, su cosa accade oggi in Medio Oriente, sul cosiddetto conflitto di civiltà (specie quando scoprono che uno di quelli che devono uccidere è protetto dalla CIA e finanziato dal governo americano), sulle ragioni degli israeliani e dei palestinesi, sull’essere senza terra, che vale per entrambe le parti.
Viene da chiedersi anche il senso di tale vendetta, quando gli agenti del Mossad scoprono che chiunque loro uccidano verrà sempre rimpiazzato, e quando iniziano a chiedersi se le loro vittime, tra le quali anche uno scrittore, un ambiasciatore e un padre di famiglia, tutte persone apparentemente tranquille e ben integrate, non siano poi solo capri espiatori.
Nessuno ha più ragione a Gerusalemme e dintorni, quando si è iniziata ad usare la violenza per affermare una presunta superiorità, da entrambi gli schieramenti, e ci sono persone che hanno la coscienza sporcata da molte morti e molti crimini, in entrambe le parti. E, in tutto questo balletto, americani e russi hanno spalleggiato chi l’uno chi l’altro, indistintamente, e ci hanno lucrato per anni, e oggi ne pagano le conseguenze, anzi, tutti ne paghiamo, chi più chi meno, le conseguenze di questa politica del terrore mascherata da democrazia.
Voglio andare a vedere Syriana a questo punto.
Poi ce ne torniamo a casa e scopriamo che il Ministro (???) per le riforme Calderoli ha indossato in pubblico una maglietta con una delle famigerate vignette che tanto hanno fatto incazzare l’Islam.
Putiferio politico e proteste, 11 morti e una cinquantina di feriti in Libia nel tentativo di assaltare l’ambiasciata italiana.
Io non ho parole, mi viene solo da pensare in che mani siamo, e fino a che punto ci si potrà spingere, da entrambe le parti.
Io non condanno la libertà di espressione e la satira, io condanno l’intolleranza diffusa e l’ignoranza, l’incapacità di saper essere persone politiche responsabili, la mania diffusa di soffiare sul fuoco, invece di trovare un dialogo, l’occidente come l’oriente.
Sapere che dietro a tutto ciò ci siano in realtà, non la religione e gl ideali, ma gli interessi economici e politici dei signori della guerra e dei petrolieri mi fa imbestialire.
Non sono una politicamente impegnata e/o schierata, ma quando è troppo è troppo.
Fine sproloquio.
Infine, l’altra sera ho visto la seconda metà di un film delicato e, a suo modo, scandaloso, anche se poi, cosa ci si trova di scandaloso nell’amore lesbico tra due adolescenti, non lo so.
“L’Altra Metà Dell’Amore”, acclamato al Sundance Festival di qualche anno fa, è un film intimo e intenso, giocato tutto sulle metafore e sui sentimenti, portando molti di questi all’estremo, fino all’amour fou.
In dei momenti è fin troppo intriso di pathos, di sentimenti urlati, ma ho apprezzato molto il taglio dato dalla regista: è privo di cliché soliti dell’omosessualità (raccontarla al femminile e sottolineando sempre che loro non si definiscono lesbiche ma amiche in modo diverso e, a suo modo, possessivo e totalizzante), è pieno di dubbi, di sentimenti, di amicizia, di amore, di emozioni forti e contrastanti, senza sosta, senza senso, come spesso è l’adolescenza di ragazze e ragazzi che faticano a trovare la loro strada, non solo dal punto di vista dell’orientamento sessuale, ma anche di quello della pura crescita spirituale, del superamento dei traumi e dei problemi.
E’ un bel film, con delle brave attrici (Piper Perabo sopra tutte, ma poi c’è la Misha Burton di The-bleah-OC che avrebbe potuto continuare sulla strada dei film indipendenti invece è diventata stellina di hollywood, e qui è brava, silenziosa ma di presenza) e una storia triste, in cui la tragedia finale è mediata.
Bello davvero.
Fine