Corsi e Ricorsi
Nuovi addii e vecchi bentornati. C’è di che rallegrarsi, a suo modo. C’è da sorridere e ricordare, guardare avanti, essere propositivi. Ma… C’è qualcosa che mi stranisce. C’è qualcosa che mi stranisce nei rapporti umani. Quel qualcosa che mi rende cinica e distante, al 90% quando si tratta di tutto questo. Sarà che mi sono scottata, sarà che ho sofferto, sarà che le rimpatriate mi creano un non so che di malinconia ed indolenza, sarà che quando c’è qualche raggiro io sono sempre l’ultima ad accorgermene, sarà che difficilmente mi lascio coinvolgere e, se lo faccio, maschero sempre il tutto con una buona dose di goffa goliardia. Mi affeziono più facilmente di una volta, e, per una volta, intendo gli ultimi 6 anni. E forse sto ritrovando fiducia nelle amicizie prettamente femminili, dopo essermi ustionata, 6 anni fa. E, a dirla tutta, la sto prendendo nel modo giusto. Suppongo. Basta possessività, basta patemi, basta paranoie, basta pretendere che uno sia sempre disponibile ad ascoltarti, a consolarti, a darti ragione. Basta. Ho imparato la lezione. Eppure… Eppure c’è sempre qualcosa che non mi quadra. Quel qualcosa che mi sussurra subdolo… Di stare all’erta. E questo accade anche ora, ora, ora. In queste ore. La consapevolezza a volte da la nausea. A me rende apatica, annichilita. Poche, pochissime persone hanno la mia fiducia ed io le chiamo amiche, e mi spiace se non riesco a dimostrarglielo. Per il resto del mondo… Il resto fa quasi ridere, mi fa pena. E, a differenza di anni fa, non me la prendo più. Una volta sarei andata su tutte le furie, una volta ne avrei fatto una questione personale, come se avessi colpa io del fatto che quelli che credevo amici avevano un’idea dell’amicizia che non collimava per nulla con la mia. Amicizia, e non pretendo di certo che uno mi venga a raccontarmi i cavoli suoi, solo un po’ di fiducia e di rispetto. Il cosiddetto *minimo sindacale*. Rispetto. Rispetto. Rispetto. La comunicazione vacilla, si ha paura, si teme il confronto, la messa in discussione. La sincerità è qualcosa che non è contemplata, non più. Sarò ingenua io? Sarò io quella tonta che non vuole credere alla mala fede se non quando è palese, comprovata? Se costruisci qualcosa insieme, e quel qualcosa è bello, ha valore, e ti diverte farlo, sarà un segno della bontà degli intenti? Lo è? E’ condizione necessaria e sufficiente? Lo è ancora? Non ne ho visti naufragare troppi di progetti, di amicizie, nel silenzio, nell’omissione, nell’incomprensione… Perché insisto? Perché? Io ci credo, ancora, dannazione. Ci credo profondamente. Io detesto la dissimulazione, il raggiro, il pararsi il culo reciprocamente. Un po’ di maledetta sincerità, invece di nascondersi dietro a mille scuse e mille paranoie. L’ipocrisia mi disgusta. La sensazione di macchinazione alle mie spalle mi provoca un tale senso di sdegno che ne rimango svuotata. Non sono questi i drammi, ma sono anche le piccole cose che ti mostrano chi è tizio, chi è caio, chi sa ascoltarti, chi sa consigliarti, chi sa dirti quello che è giusto che non è sempre quello che uno vuole sentirsi dire. La schiettezza è diventata un optional, si tende tutti a dare un colpo al cerchio, ed uno alla botte, per fare contenti tutti, e poi non se ne fa contenti neppure uno. Siamo tutti così presi dal rimanere simpatici, brillanti, accomodanti che non si riesce più a dire ad un amico se, come, quando sbaglia. Siamo tutti presi dall’apparire sempre al top della forma che mostrare un difetto o una mancanza sembra un delitto, sia a noi stessi che agli altri. No signori, questa non è amicizia. L’amico non compiace, non compatisce, non mente, non raggira. L’amico sa mazziare quando te lo meriti, sa scrollarti quando ti piangi addosso, sa dirti che sbagli quando lo fai, non mente per pararsi le chiappe quando crea le incomprensioni, perchè così teme di perdere la tua fiducia o la tua stessa amicizia. Le incomprensioni si superano, basta… COMUNICARE. Se invece si danno troppe cose per scontate, per sottinteso, per *ma io pensavo che tu l’avessi capito e mi avresti compreso*, allora si finisce che si perde contatto con ciò che è veramente importante. Si perde il contatto con quella che dovrebbe essere un’amicizia, ovvero un legame a doppio filo, limpido e cristallino. Questa è la mia idea di amicizia. Prendere o lasciare.
Mariacarla on 22 Mar 2007 at 7:44 pm #
Le amicizie sono una cosa strana… è inutile dirlo. Credi di capire, non capisci mai.
Annuzza on 22 Mar 2007 at 8:27 pm #
Concordo con Mariacarla… in fondo ogni amicizia è po’ come un’avventura.
=bacio=