Grazie… Alle Persone.
Iniziò per caso, iniziò perchè avevo da fare un viaggio in auto e non sapevo che leggermi. Iniziò con scetticismo. Storie da bambini… Maghetti. Cazzate. Trovate pubblicitarie.
Non so come mai lo divorai. Forse fu l’inizio, quell’aria di quiete dopo la tempesta, ma con la tempesta ed un passato che continuavano ad incombere, che mi fecero catapultare subito nella trama. Il Primo finì, il Secondo fu un lampo. Il Terzo… Il Terzo fu l’Amore, con la A Maiuscola. E con Sirius e Remus capì di essere Grifondoro fin nel midollo, con l’esaltazione che avevo provato poche volte nel mondo letterario. Lo lessi in un giorno, ed il successivo iniziai e finì il Quarto, assaporando le atmosfere del passato, ancora una volta incombente. Mi ricordo i brividi freddi durante le scene del pensatoio con Barthy Crouch Jr. Rabbrividii e capii di essere spacciata. Incatenata ad un mondo che desideravo fosse reale. Desideravo esserne parte. Erano i primi giorni del Luglio 2002 e quei libri mi trascinarono via con la mente da una settimana al mare forzata e terribile, di quelle da cui si vorrebbe scappare.
Fuggii, con la mente, e sognai la magia. Non ero più in quello squallido albergo, a sentire le lamentele dei parenti. Ero ad Hogwarts, ero altrove.
Tornai a disegnare, a sognare, a creare, dopo più di un anno in cui lo studio mi aveva tolto quella parte di me stessa. Sporadicamente ed in modo del tutto caotico, ma lo feci. Aspettavo l’uscita del quinto trepidante, e ricordo nitidamente quando si seppe della sua uscita, ed ero all’università, e ancora bene rammento quando, nel furore epico di quell’attesa, disegnai la mia prima fanart, in mezzo ad una lezione di Sistemi Operativi: Anna era scarabocchiata in cima al foglio, vestita da Signore Oscuro, con il suo caschetto biondo dell’epoca, che infliggeva sofferenze meritatissime ad un babbano idiota. Io… Disegnavo e immaginavo un cacciatore Grifondoro, terribilmente identico al mio ragazzo. Pallina, la mia gatta, dormiva, sognando di ammazzare Crosta. Altri amici erano inseriti nel disegno, amici che condividevano con me (volenti o nolenti) la passione per i libri.
L’attesa del Quinto fu terribile e tornai a sognare quei luoghi, immaginando trame e personaggi, prima di una sessione di esame. Lì nacque il mio primo alter-ego, perchè non avevo proprio voglia di pensare solo a Fisica 2. Non avevo internet, non so cosa avrei potuto fare se lo avessi avuto allora: mi limitavo a parlarne con pochissimi amici che condividevano la stessa passione con me, e che sopportavano i miei deliri, ipotesi, trame…
Poi il Quinto arrivò, e furono lacrime. Cuore spezzato e spoiler bastardi. Piansi, per il mio Sirius.
Non credevo avrei potuto leggerlo in inglese, ma ci riuscii.
Il 31 Ottobre 2003 io ed Anna, vestite assai poco babbanamente, andammo insieme a prenderci la nostra copia in italiano, abbiamo ancora le foto…
Il Quinto passò e servì un altro anno perché finalmente approdassi ad internet. Lì… Lì fu un nuovo inizio, fu la scintilla che accese questo fuoco eterno di sogni che mi anima, questo desiderio di creare, espandere, immaginare, sognare, quello stesso istinto affamato di sognare, ad ogni ora, in ogni luogo, sviluppato in modo così ossessivo da essere oramai necessario.
La scrittura, la fame di scrittura e di immaginare, è qualcosa che non si può descrivere, soprattutto se è incentivata da persone che fanno lo stesso, e che vogliono condividere con te quello che fanno e conoscere quello che tu fai. E’ questa la dannata differenza tra il prima e il dopo. Sono le persone. Se non avessi potuto mettere in condivisione quello che sognavo, se non avessi potuto conoscere altre persone attraverso i loro stessi sogni, e se questo non fosse stato così significativo al punto da essere parte integrante della mia vita, giorno dopo giorno, non sarei qui.
Sono le persone. Sono le persone dietro al libro, alle passioni, che uniscono nel tempo in cui bruciano, ma non sempre rimangono ardenti. Sono le persone e i rapporti con loro, che non si esauriranno. I miei sogni si uniscono ai loro e i loro ai miei, sono interi universi di condivisione, di vite raccontate e narrate nelle storie, nei personaggi, nelle situazioni. E’ per questo che sono qui, e che non me ne andrei per nessuna ragione al mondo. Finisca pure HP, finisca l’euforia mista a commozione dell’attesa. Finiscano pure. Rimarranno le persone, e le loro idee. Le idee non terminano chiuso un libro, le idee e l’empatia tra le idee, tra le menti, tra gli intelletti, iniziano nel momento in cui chiudi il libro e ti guardi attorno. E rimangono. L’amicizia, quella vera, quella che se ne frega delle distanze e della mediazione telematica e che è fatta di quotidianità anche di fronte ad un dannato schermo, è vera. E’ reale. E’ tangibile. E’ emozionante quanto conoscere una persona da poco e trascinarla titubante, conoscendo il suo scetticismo, a vedere al cinema il secondo episodio, e poi continuare a vederli, uno dopo l’altro, insieme, emozionate come la prima volta. Ed infine, cosa che credevo un’impresa disperata, coinvolgerla in questo stesso circolo vizioso di universi espansi, ed iniziare a sognare insieme, ancora una volta insieme. Creando quello che da sola non avevo avuto la costanza di fare. Riuscendo in un’impresa naufragata spesso negli anni. La nostra storia, il nostro universo parallelo, magico. Sono le persone. E quindi grazie, a mio fratello, per avermi dato quel libriccino, per tutto quello che ha significato, per il cammino che ho intrapreso, per il sollievo che dà sognare quando si vorrebbe essere altrove, per la gioia che dà scrivere, sera dopo sera, dando vita a mondi che sono nostri e che vivranno con noi e per noi. Per la gioia di avervi conosciute, e di continuare a conoscervi. Per tutto quello che facciamo e che è davvero vita, vita vera, necessaria, reale, concreta. Grazie. Alle persone. Grazie.