E poi di corsa, in cima al passo, lungo una via lastricata dal nulla.
Gli alberi sembrano così spettrali, bianchissimi, illuminati dal basso, come una coltre, una coperta, che tutto raccoglie e tutto protegge, tutto avvolge e tutto risucchia, facendomi perdere lo sguardo lungo le linee contorte e frastagliate dei rami…
Sembrano quasi mani protese. Prendetemi con voi… Imploro.
Scende giù il nevischio. 7°C, sotto lo zero.
La luna crescente illumina pallide le nuvole all’orizzonte, delineando la linea delle colline, quasi rischiarandola.
E poi eccola, una piccola radura, da cui non si vede più la vallata, ai piedi, ma solo le montagne tutte attorno.
La mia voce è un richiamo sgraziato, terribilmente inesperto ed infantile, acuto, ma crea una scarica di adrenalina euforica impensabile, di quella che schiude sorrisi enormi, che tira via tutto ciò che stira i nervi, che alimenta le ansie e le preoccupazioni.
Che strappa il superfluo, spoglia d’ogni orpello, fa girare la testa e lascia solo ciò che conta.
La mia voce, poi, guidata sapientemente, si modula sul linee melodiche dolci, teneri uggiolati…
Grazie, mio dolcissimo compagno, creatura di questa terra brulla e selvaggia, così vicina ai miei migliori sogni.
Perchè la più grande avventura non si scrive o si immagina, ma si vive.