Uomini Che Odiano Le Donne – Il Film
chenfatti astofirm ancerto momento cestà la regazzina piena de bulloni che se tu je prendi e je dai tanto de simpatia contro voja poi tte scrive a bibbia su a panza… © Il Mi(s)ticoh Fede
Va fatta una premessa, ritengo, quando un libro particolarmente amato, nel mio caso fino a rasentare l’ossessione, viene trasposto cinematograficamente: ovvero che non sarà come leggere la stessa storia nero su bianco. Ci saranno tagli, modifiche, aggiustature. Tutte cose che penso si possano tollerare a patto di mantenere inalterato lo spirito della storia, quello che ti ha trasmesso, ciò per cui è scattata nella mente e nell’animo la classica molla della passione puramente letteraria.
Ridurre quasi 700 pagine in due ore e mezzo di film, con la ferma volontà di dire tutto il possibile affinché chi non le ha lette capisca ed intenda i più piccoli particolari utili alla vicenda, credo che sia difficile. Ricordo quando accadde con Il Signore Degli Anelli: tutto ciò che non era strettamente necessario al complessivo funzionamento della trama venne tolto. Giusto? Sbagliato? Chissà!
Così è successo con Uomini Che Odiano Le Donne: ridotto all’osso il rapporto tra Erika e Mikael (e, personalmente, non ne ho sentito la mancanza), sostituiti un paio di personaggi, velocizzato il finale, cambiate alcune soluzioni di trama, alcune meno azzeccate di altre, ed anticipati alcuni eventi.
Al diavolo i puristi, per quello che mi riguarda, perché il risultato è stato concentrarsi innanzitutto su Lisbeth, sul suo rapporto con Blomkvist (Nyqvist lo interpreta benissimo, rendendolo più dolce ed amichevole, tenero, ironico, intenso e sornione di come sia nel libro, in cui è un vero e proprio sciupa-femmine, anche se in buona fede) e Bjurman (spaventosamente bravo e ripugnante l’attore che l’ha interpretato, da far accapponare la pelle), sul suo passato, sul suo presente, altrettanto violento, quindi sul caso investigativo della scomparsa di Harriet, con soluzioni visivamente molto accattivanti sul suo procedere.
Il risultato è stato vedere esattamente ciò che avevo immaginato durante la lettura, luoghi, personaggi, situazioni, rivivendo le stesse sensazioni, la stessa tensione, la stessa rabbia, la stessa disturbante immedesimazione nelle vicende, lo stesso desiderio di vendetta.
Noomi Rapace è assolutamente perfetta e, con i suoi muscoli e maggiore maturità fisica e nei lineamenti, più realistica della Lisbeth letteraria. Basta ascoltare qualche sua intervista per capire che ha “vissuto” il suo personaggio e l’ha compreso in pieno.
Guardando poi il film se ne ha la conferma.
Perché le basta uno sguardo per trasmettere tutto quello che le turbina e ribolle dentro, le basta arricciare le labbra per schernire Kalle, le basta gridare e dimenarsi come un animale selvatico chiuso in gabbia per rendere ancora più straziante quello che, chi ha letto il libro, sa già che dovrà succedere e non si potrà evitare in alcun modo. Dopo di ciò le basta una battuta per conquistarsi le simpatie del pubblico nel momento in cui si prende la sua parte di rivincita ribaltando la sua sorte e cambiando il suo destino. Le basta un bacio, un amplesso frettoloso ed il modo tutto suo, brusco, tutt’altro che femminile, ma paradossalmente tenero, di conquistare Mikael, per farli diventare una vera coppia, azzeccata, inusuale ma piena di complicità ed attaccamento.
Lisbeth è il cuore della trilogia Millenium, il ragnetto sgraziato, anti-femminile e ritroso, schivo come una bestiola, che ha reso questi libri delle icone, al di là delle critiche che sono state mosse loro. Al di là della lunghezza e dello stile a tratti un po’ documentaristico e didascalico. E’ il motivo per cui ho letto i romanzi e vorrei leggerne ancora, anche se non è possibile: per poter vivere ancora le sue avventure.
Lisbeth è un’icona fuori da ogni schema e definizione, che se sapesse di essere diventata tale s’incazzerebbe come una iena e manderebbe affanculo chi può averlo pensato. Però è tale.
E’ un simbolo di volontà e di riscatto, di reazione sempre e comunque a quello che le accade, soprattutto a ciò che le nuoce, con una lucidità non sempre limpida, piena di complessità e sfaccettature. Dark, complessa e problematica, un angelo nerissimo e caduto, con una morale discutibile ma ferrea ed incorruttibile, che va contro tutto e tutti coloro che in nome di un presunto potere lo esercitano sui deboli, umiliandoli nel corpo e nell’anima. Un’anti-eroina tuttavia eroica e spietata, che non ha mai conosciuto l’amore e che ne è spaventata non appena sente di avvicinarsi ad esso. E’ una creatura fragile e sensibile, segnata da cicatrici interiori, ma bisognosa di calore, che si ama o si odia, senza mezze misure. Ma non rimane di certo indifferente.
Perché rimane dentro, anche a mesi di distanza.
Così è nel film, ed è per questo che per me è riuscitissimo, perché ne ha lasciato inalterato lo stesso spirito simbolico, la stessa forza, lo stesso, spesso moralmente opinabile, messaggio.
Non sarebbe stato lo stesso se avessero conservato tutti i particolari della trama e dei personaggi secondari, facendo la gioia dei puristi critici, ma non ci fosse stato lo sguardo intenso di Noomi Rapace a bucare lo schermo.
Giugno 30th, 2009 |
Ho visto il film appena uscito, veramente favoloso, intenso come pochi. Non avendo leto il libro appena possibile voglio recuperare prendendo tutti e tre i libri.
Luglio 2nd, 2009 |
Come dice il commissario a Blomkvist… Lasci perdere prima che diventi un’ossessione! XD XD XD
Consiglio caldamente di leggere i libri, anche se il film è fatto molto bene secondo me, i romanzi sono tanto tanto tanto di più. ^^
Ed io son sempre più felice di spargere la Larssonite per il mondo…
Grazie per la visita ed il messaggio!